Napoleone
Letture critiche · D1–D10
antologia critica

Le dieci letture

Dieci documenti — proclami, codici, dispacci, dipinti — per attraversare l'età napoleonica con gli strumenti dello storico.

011799–1802

L'ascesa al potere

D1

Il programma del Consolato

Ordine, giustizia, moderazione

1799
Cosa leggiamo

Il proclama con cui i tre Consoli si presentano alla nazione dopo il colpo di Stato del 18 brumaio, fissando i criteri della loro azione di governo.

Perché lo leggiamo

È il manifesto con cui Napoleone giustifica il nuovo regime: una Repubblica fondata su tre virtù — ordine, giustizia, moderazione — capaci insieme di garantire stabilità interna, rispetto internazionale e potenza militare.

«Rendere la Repubblica cara ai cittadini, rispettabile allo straniero, temibile ai nemici, questi sono gli impegni che noi abbiamo presi accettando la prima magistratura.»
Estratto ampio della fonte
Essa sarà cara ai cittadini se le leggi e gli atti dell'autorità sono sempre improntati allo spirito dell'ordine, della giustizia e della moderazione. Senza ordine, l'amministrazione non è che un caos: niente finanze, niente credito pubblico; e con le fortune dello Stato crollano anche quelle dei singoli cittadini. Senza giustizia non ci sono che due partiti, degli oppressori e delle vittime. La moderazione imprime un carattere augusto ai governi come alle nazioni; essa è sempre compagna della forza e garante della durata delle istituzioni sociali. […] Essa infine sarà temuta dai nemici, se i suoi eserciti di terra e di mare saranno fortemente costituiti; se ognuno dei suoi difensori troverà una famiglia nel corpo a cui appartiene, e in questa famiglia una condizione favorevole alla virtù ed alla gloria; se l'ufficiale formato con lunghi studi otterrà, con una regolare carriera, la ricompensa dovuta al suo talento ed al suo lavoro.

Fonte: Napoleone BonaparteProclama dei Consoli, 1799 (cit. in R. Villari, Storia moderna)

Analisi guidata
  1. 1.

    Quali sono i tre criteri che dovranno guidare l'azione del nuovo governo?

    Ordine (premessa di ogni amministrazione e finanza pubblica), giustizia (per non dividere la società tra oppressori e vittime) e moderazione (compagna della forza e garante della durata delle istituzioni).

  2. 2.

    Perché Napoleone si sofferma sulla figura dell'"ufficiale formato con lunghi studi"?

    Perché la nuova carriera militare deve fondarsi sul merito e sul talento, non più sui privilegi di nascita: l'esercito diventa così uno strumento di mobilità sociale e, insieme, il pilastro su cui si regge la potenza esterna dello Stato.

021796–1799

L'Italia giacobina

L'Italia giacobina
D2

Le speranze degli italiani

La Repubblica cisalpina vista da Pecchio

1797
Cosa leggiamo

Pagina della biografia foscoliana scritta da Giuseppe Pecchio (economista milanese, poi protagonista dei moti del 1820-21): rievoca il clima di Milano capitale della Cisalpina.

Perché lo leggiamo

Documenta la carica emotiva e politica del triennio giacobino italiano: Napoleone è salutato come liberatore, i soldati francesi come fratelli, e una generazione scopre per la prima volta le parole "patria", "libertà", "gloria".

«Era la risurrezione di un popolo dalla morte politica di tre secoli. Una inebrietà insolita animava tutta la vita.»
Estratto ampio della fonte
Milano, divenuta la capitale della neonata repubblica cisalpina, ed una specie di colonia che accordava la sua cittadinanza a tutti i patrioti raminghi d'Italia, fu la residenza che egli prescelse. Milano, soltanto due anni prima, calma, silenziosa, dove si menava una vita agiata e molle, ma languida e soporifica, tutto ad un tratto era diventata il teatro di continui cangiamenti. […] Chiamati gl'Italiani ad erigere una repubblica, di cui non avevano altra idea che quella di Sparta e Roma e Atene, che aveano apprese nelle scuole dei frati, facevano un misto d'antico e di moderno. […] La nave non poteva veleggiare dirittamente, se i nocchieri per la prima volta esercitavano quell'arte. […] Le voci di patria, di libertà, di gloria, voci per sì lungo tempo, per secoli, sconosciute, ferivano l'orecchio ed il cuore d'una nazione sensibile al primo svegliarsi d'un lungo sopore. […] Il giovine esercito francese tutto pieno di gloria, di entusiasmo, riempiendo l'aria d'inni patriotici, divideva coll'italiano i banchetti, i balli, e l'invitava a dividere sotto le stesse bandiere i pericoli e il nettare della gloria.

Fonte: Giuseppe Pecchio, Vita di Ugo FoscoloTipografia Ruggia, Lugano 1833

Analisi guidata
  1. 1.

    Che cosa produsse l'arrivo a Milano di uomini da tutte le province?

    Una straordinaria fraternizzazione: italiani che non si conoscevano nemmeno di nome si trovarono raccolti nella stessa città, dando vita a un'inedita coscienza nazionale fatta di amicizie, riconoscimenti reciproci, linguaggi e simboli nuovi.

  2. 2.

    Qual è il giudizio di Pecchio sull'amministrazione della Cisalpina?

    Lucido e disincantato: i "nocchieri" — cioè gli amministratori — esercitavano per la prima volta quell'arte, e la nave non poteva ancora navigare diritta. L'entusiasmo era enorme, ma la classe dirigente era inesperta.

D3

Il fallimento della Repubblica partenopea

Una rivoluzione "passiva"

1799
Cosa leggiamo

Le pagine in cui l'intellettuale napoletano Vincenzo Cuoco — protagonista e poi esule dopo la caduta della Repubblica — analizza le ragioni del crollo del 1799.

Perché lo leggiamo

Cuoco coglie con acume il limite del giacobinismo italiano: un modello costituzionale importato, astratto, lontano dai bisogni e dalla cultura del popolo. Da qui la celebre categoria di "rivoluzione passiva".

«La nostra rivoluzione essendo una rivoluzione passiva, l'unico mezzo di condurla a buon fine era quello di guadagnare l'opinione del popolo. Ma le vedute de' patrioti e quelle del popolo non erano le stesse.»
Estratto ampio della fonte
Le idee della rivoluzione di Napoli avrebbero potuto esser popolari, ove si avesse voluto trarle dal fondo istesso della nazione. Tratte da una costituzione straniera, erano lontanissime dalla nostra; fondate sopra massime troppo astratte, erano lontanissime da' sensi, e, quel ch'è più, si aggiungevano ad esse, come leggi, tutti gli usi, tutt'i capricci e talora tutt'i difetti di un altro popolo, lontanissimi dai nostri difetti, da' nostri capricci, dagli usi nostri. […] Se la costituzione, diretta dalle idee eterne della giustizia, si fosse fondata sui bisogni e sugli usi del popolo […], forse allora il popolo, non allarmato all'aspetto di novità contro delle quali avea inteso dir tanto male […] noi non piangeremmo ora sui miseri avanzi di una patria desolata. […] Essi aveano diverse idee, diversi costumi e finanche due lingue diverse. […] Ecco tutto il segreto delle rivoluzioni: conoscere ciò che tutto il popolo vuole, e farlo; egli allora vi seguirà: distinguere ciò che vuole il popolo da ciò che vorreste voi, ed arrestarvi tosto che il popolo più non vuole. […] La mania di voler tutto riformare porta seco la controrivoluzione.

Fonte: Vincenzo Cuoco, Saggio storico sulla rivoluzione napoletana del 1799a cura di P. Villani, Laterza, Roma-Bari 1980

Analisi guidata
  1. 1.

    Quali due critiche fondamentali Cuoco muove alla Repubblica partenopea?

    (c) Essersi ispirata a uno Stato straniero e non aver compreso le rivendicazioni popolari. La costituzione era "tratta da una costituzione straniera" e i patrioti parlavano una lingua diversa da quella del popolo.

  2. 2.

    Come viene descritta la "parte colta" della società napoletana?

    Era formata su modelli stranieri (alcuni "divenuti francesi", altri "inglesi"): la sua cultura non corrispondeva ai bisogni della nazione e finì per essere disprezzata da un popolo "incolto" che non la comprendeva.

031802–1804

Lo Stato napoleonico

D4

Il controllo del clero francese

Gli Articoli organici e il gallicanesimo napoleonico

1802
Cosa leggiamo

I 77 articoli che Napoleone aggiunse unilateralmente al Concordato del 1801, riprendendo la tradizione gallicana di autonomia della Chiesa francese dallo Stato pontificio.

Perché lo leggiamo

Mostrano come, dietro la formale riconciliazione con Roma, lo Stato napoleonico assoggetti completamente il clero: nomine, stipendi, comunicazioni con il papa, persino il vestiario e il suono delle campane sono materia di legge.

«Nessuna bolla, nessun breve, rescritto, mandato […] della corte di Roma potrà esser ricevuto, pubblicato, stampato o altrimenti messo in esecuzione senza l'autorizzazione del Governo.»
Estratto ampio della fonte
art. 1 — Nessuna bolla […] della corte di Roma potrà esser ricevuto […] senza l'autorizzazione del Governo. art. 2 — Nessun individuo che si dica nunzio, legato […] o commissario apostolico potrà senza la stessa autorizzazione esercitare sul suolo francese alcuna funzione relativa agli affari della chiesa gallicana. art. 4 — Nessun concilio nazionale o metropolitano […] avrà luogo senza la espressa permissione del Governo. art. 19 — I vescovi nomineranno ed istituiranno i curati; però non daranno l'istituzione canonica se non dopo che a tale nomina abbia espresso il suo gradimento il primo console. art. 27 — I curati non potranno entrare in funzione che dopo aver prestato nelle mani del prefetto il giuramento prescritto. art. 39 — Non vi sarà che una liturgia ed un catechismo per tutte le chiese cattoliche di Francia. art. 43 — Tutti gli ecclesiastici saranno vestiti alla francese ed in nero. art. 51 — I curati nelle messe parrocchiali pregheranno e faranno pregare per la prosperità della Repubblica francese e per i Consoli. art. 65 — Il trattamento dei vescovi sarà di 10.000 franchi.

Fonte: Articoli organici del culto e della Chiesa in Franciaaprile 1802; in Bendiscioli-Gallia, Documenti di storia moderna, Mursia 1971

Analisi guidata
  1. 1.

    Sintesi delle norme che riguardano i sacerdoti francesi.

    I curati sono nominati dai vescovi solo previo "gradimento" del primo console (art. 19); devono giurare fedeltà al prefetto (art. 27); non possono fare annunci dal pulpito estranei al culto se non per ordine del Governo (art. 52); pregano per Consoli e Repubblica (art. 51); ricevono uno stipendio fisso dallo Stato (art. 66). Vesti, liturgia e catechismo sono uniformati per legge.

  2. 2.

    Che cosa comportano i primi quattro articoli?

    Recidono ogni canale autonomo di comunicazione tra Roma e la Francia: bolle, brevi, nunzi e concili stranieri non hanno alcun valore senza l'autorizzazione del Governo. La Chiesa di Francia è di fatto nazionalizzata.

D6

I rapporti familiari nel Codice napoleonico

Patria potestà e condizione femminile

1804
Cosa leggiamo

Gli articoli del Code civil dedicati al diritto di famiglia: matrimonio, condizione della donna sposata, divorzio, autorità paterna sui figli.

Perché lo leggiamo

Il Codice fissa per più di un secolo l'ossatura giuridica dell'Europa borghese — ma su famiglia e donna arretra rispetto alle conquiste della Dichiarazione del 1789, sancendo la subordinazione legale della moglie al marito.

«La moglie è obbligata ad abitare col marito, e a seguitarlo ovunque egli crede opportuno di stabilire la sua residenza.»
Estratto ampio della fonte
art. 148 — Il figlio che non è giunto all'età di venticinque anni compiti, la figlia che non ha compito gli anni ventuno, non possono contrarre matrimonio senza il consenso del padre e della madre; in caso che siano discordi, il consenso del padre è sufficiente. art. 215 — La moglie non può stare in giudizio senza l'autorizzazione del marito […]. art. 217 — La donna […] non può donare, alienare, ipotecare, acquistare, a titolo gratuito od oneroso, senza che il marito concorra nell'atto, o presti il consenso in iscritto. art. 229 — Potrà il marito domandare il divorzio per causa d'adulterio della moglie. art. 230 — Potrà la moglie domandare il divorzio per causa d'adulterio del marito, allorché egli avrà tenuto la sua concubina nella casa comune. art. 376 — Se il figlio non sarà ancora giunto al principio dell'anno sedicesimo di sua età, il padre potrà farlo tenere in arresto per un tempo non maggiore di un mese […]. art. 378 — Nell'uno e nell'altro caso, non avrà luogo veruna scrittura, o formalità giudiziale: il solo ordine d'arresto sarà ridotto in scritto, senza esprimere i motivi.

Fonte: Codice civile (1804), versione del Regno d'Italia (1806)Codice di Napoleone il Grande, a cura di G. Piatti, Firenze 1809

Analisi guidata
  1. 1.

    Nel Codice napoleonico la donna aveva pari o inferiori diritti rispetto all'uomo?

    Nettamente inferiori. La moglie deve seguire il marito nella residenza (art. 214), non può agire in giudizio (215), non può disporre dei propri beni (217); il divorzio per adulterio è asimmetrico: al marito basta l'adulterio della moglie, alla moglie serve la prova che il marito tenga la concubina nella casa coniugale.

  2. 2.

    Cosa poteva succedere ai figli su segnalazione del padre?

    (a) Sotto i 16 anni: arresto fino a un mese, ottenuto dal solo decreto del Presidente del tribunale su istanza paterna. (b) Tra i 16 anni e la maggiore età: detenzione fino a sei mesi. In entrambi i casi senza alcuna formalità giudiziale né indicazione dei motivi: un'eredità dell'assolutismo.

  3. 3.

    Come spiegare l'arretramento rispetto al 1789?

    Napoleone vede nella famiglia patriarcale il pilastro dell'ordine sociale post-rivoluzionario: la stabilità borghese si fonda sull'autorità del padre-cittadino, non sull'eguaglianza giuridica dei coniugi.

041804

L'Impero

L'Impero
D5

Napoleone diventa imperatore

Il senatoconsulto del 18 maggio 1804

1804
Cosa leggiamo

Il testo costituzionale che trasforma il primo console nella figura ereditaria dell'"Imperatore dei Francesi" e ridisegna l'apparato istituzionale dello Stato.

Perché lo leggiamo

Cristallizza il passaggio dalla Repubblica all'Impero: l'autorità statale coincide con la persona del sovrano, e tutti i funzionari — civili, giudiziari, militari — sono tenuti al giuramento personale di fedeltà.

«Giuro obbedienza alle costituzioni dell'Impero e fedeltà all'Imperatore.»
Estratto ampio della fonte
art. 1 — Il Governo della Repubblica è affidato a un Imperatore, che prende il titolo di "Imperatore dei Francesi". La giustizia è resa in nome dell'Imperatore, dagli ufficiali che egli istituisce. art. 2 — Napoleone Bonaparte, attuale Primo console della Repubblica, è Imperatore dei Francesi. art. 53 — Il giuramento dell'Imperatore è così concepito: "Giuro di mantenere l'integrità del territorio della Repubblica, di rispettare e far rispettare le leggi del concordato e la libertà dei culti; di rispettare e far rispettare l'eguaglianza dei diritti, la libertà politica e civile, l'irrevocabilità delle vendite dei beni nazionali; di non elevare alcuna imposta […] se non in virtù della Legge; di mantenere l'istituzione della Legion d'onore; di governare con il solo proposito dell'interesse, della felicità e della gloria del popolo francese". art. 57 — Il Senato si compone: 1) dei principi francesi […]; 2) dei titolari delle grandi dignità dell'Impero; 3) degli ottanta membri nominati in base alla presentazione di candidati scelti dall'Imperatore […]; 4) dei cittadini che l'Imperatore giudica conveniente elevare alla dignità di senatore.

Fonte: Senatoconsulto del 18 maggio 1804in A. Saitta, Costituenti e Costituzioni della Francia moderna, Einaudi 1952

Analisi guidata
  1. 1.

    Che cosa giura di rispettare l'imperatore dei francesi?

    L'integrità territoriale, le leggi del Concordato e la libertà dei culti, l'eguaglianza dei diritti e la libertà politica e civile, l'irrevocabilità delle vendite dei beni nazionali, il principio di legalità fiscale, la Legion d'onore. Mantiene così le conquiste rivoluzionarie ma le subordina alla propria persona.

  2. 2.

    Da chi veniva nominata la maggior parte dei senatori? Il Senato esercitava un contropotere?

    I senatori erano in larga parte nominati dall'Imperatore stesso, direttamente o tramite liste di candidati da lui scelti. Il Senato non costituiva alcun reale contropotere: era anzi l'organo attraverso cui Napoleone consolidava il proprio dominio.

051805

L'Italia napoleonica

D7

Napoleone I re d'Italia

Il Primo statuto costituzionale del Regno

1805
Cosa leggiamo

Lo statuto, redatto da Napoleone insieme con Francesco Melzi d'Eril, che trasforma la Repubblica italiana in Regno d'Italia e ne fissa la successione dinastica.

Perché lo leggiamo

Sancisce la fine dell'esperienza repubblicana italiana e annuncia, all'art. 5, l'imminente costituzione monarchica modellata su quella imperiale francese — pur preservando, in prospettiva, l'autonomia del Regno dalla Francia.

«L'imperatore dei francesi Napoleone I è re d'Italia.»
Estratto ampio della fonte
art. 1 — L'imperatore dei francesi Napoleone I è re d'Italia. art. 2 — La corona d'Italia è ereditaria nella sua discendenza diretta e legittima, sia naturale sia adottiva, di maschio in maschio, e con esclusione perpetua delle femmine […]. art. 3 — Nel momento in cui gli eserciti stranieri avranno evacuato lo Stato di Napoli, le isole Ionie e l'isola di Malta, l'imperatore Napoleone trasmetterà la corona ereditaria d'Italia a uno dei suoi figli legittimi maschi. art. 4 — A partire da quell'epoca, la corona d'Italia non potrà più esser riunita alla corona di Francia sullo stesso capo, e i successori di Napoleone I nel Regno d'Italia dovranno risiedere costantemente sul territorio della Repubblica Italiana. art. 5 — Nel corso del presente anno, l'imperatore Napoleone […] darà alla monarchia italiana una costituzione fondata sulle stesse basi di quella dell'Impero francese e sugli stessi princìpi delle leggi ch'egli ha già dato all'Italia.

Fonte: N. Bonaparte – F. Melzi d'ErilPrimo statuto costituzionale del Regno d'Italia, 17 marzo 1805

Analisi guidata
  1. 1.

    Come viene regolata la discendenza ereditaria del re d'Italia?

    In linea diretta e legittima, naturale o adottiva, di maschio in maschio, con esclusione perpetua delle donne. L'eventuale figlio adottivo deve essere cittadino dell'Impero francese o del Regno d'Italia.

  2. 2.

    Quale profonda novità istituzionale fu introdotta con il Regno d'Italia?

    L'art. 5 introduce una vera e propria costituzione monarchica per l'Italia, modellata su quella imperiale francese: il principio repubblicano è abbandonato, la sovranità è incarnata nel re-imperatore.

D8

La struttura del Regno d'Italia

Buona amministrazione contro libertà parlamentare

1805
Cosa leggiamo

Il discorso pronunciato da Napoleone davanti al Consiglio di Stato del Regno d'Italia per illustrarne i princìpi politici fondamentali.

Perché lo leggiamo

È la formulazione più nitida della filosofia di governo napoleonica: la "vera libertà" non sta nella rappresentanza parlamentare ma nella "buona amministrazione". L'eguaglianza si riduce all'apertura delle carriere ai talenti.

«La libertà politica […] non consiste in questa sorta di moltiplicazione di autorità; ma bensì in un sistema stabile, manifesto e sicuro di buona amministrazione.»
Estratto ampio della fonte
Gridare in un Corpo legislativo sopra ogni punto d'amministrazione, eccitare opinioni e fazioni, dividere gli spiriti non è libertà politica; è attentato di dissoluzione del Corpo sociale: mostrandoci la ragione del pari, e l'esperienza, che con ciò s'indebolisce il Governo; dalla cui sola forza può dipendere e la sicurezza dello Stato, e il benessere. Similmente la libertà personale ha la sua vera base nelle buone leggi civili, che determinano, ed assicurano beni, e persone di ognuno; e l'ha pure per necessaria conseguenza nell'ordine giudiziario bene stabilito. […] L'equalità poi sta, e se ne ha lo spirito, e se ne godono i preziosi effetti, dappoiché non sono più poche famiglie, né pochi ceti, che abbiano il dominio del Regno. Ma la carriera sia aperta a tutti i ceti di persone per aspirare al maneggio degli affari nei diversi magistrati ed impieghi, ai quali l'onestà, e la capacità sole aprono la strada.

Fonte: Napoleone Bonaparte, Discorso al Consiglio di Stato del Regno d'Italia13 maggio 1805; in C. Capra, L'età rivoluzionaria e napoleonica in Italia, Loescher 1978

Analisi guidata
  1. 1.

    Su quali basi si fonda la "vera libertà" di un popolo?

    Su un sistema stabile e trasparente di buona amministrazione, su buone leggi civili che garantiscano persone e beni e su un ordine giudiziario ben stabilito — non sulla moltiplicazione delle assemblee politiche.

  2. 2.

    Cosa mette in discussione la stabilità sociale, sotto la maschera della "libertà politica"?

    La discussione parlamentare permanente di ogni atto di governo: per Napoleone genera fazioni, divide gli spiriti, indebolisce l'esecutivo e finisce per minare la sicurezza stessa dello Stato.

061808–1815

Il declino dell'Impero

Il declino dell'Impero
D9

La "gloriosa insurrezione" contro Napoleone

Il 3 maggio 1808 di Francisco Goya

1808
Cosa leggiamo

Il celebre dipinto in cui Goya immortala la fucilazione, nella notte fra il 2 e il 3 maggio 1808, dei madrileni insorti contro l'occupazione francese ordinata da Murat.

Perché lo leggiamo

Documento visivo dell'emergere dei nazionalismi anti-napoleonici. Goya non celebra la guerra: la denuncia. La luce dell'Illuminismo, che esce da una lanterna, illumina ormai soltanto un massacro.

«Sento forte il desiderio di perpetuare, per mezzo dei miei pennelli, le azioni e le scene più eroiche e notevoli della nostra gloriosa insurrezione contro il tiranno d'Europa. (Goya, lettera)»
Estratto ampio della fonte
Le fucilazioni ebbero luogo all'alba del 3 maggio, nella valle del Manzanarre, alle falde della montagna del Principe Pio. La luce, proveniente da una lanterna, si concentra sulle vittime, tra cui anche un frate: il simbolo dell'Illuminismo rischiara qui uno scenario di morte. Spiccano due colori: il rosso del sangue e il bianco della camicia del condannato al centro. L'uomo ha un volto pieno di umanità: le sue braccia tese evocano l'immagine del Cristo in croce, la vittima innocente per eccellenza. Il plotone di esecuzione è composto da soldati anonimi, tutti uguali e senza volto: sembrano compiere lo stesso gesto omicida in un unico blocco spersonalizzato. Sullo sfondo Madrid è immersa nell'oscurità, impotente di fronte alla rappresaglia.

Fonte: Francisco Goya, 3 maggio 1808 (1814)olio su tela, Madrid, Museo del Prado

Analisi guidata
  1. 1.

    Che cosa intende comunicare Goya della rivolta antinapoleonica?

    (a) La sua brutalità e l'inumanità degli occupanti. La scena denuncia la violenza dell'esercito imperiale e la condizione di vittime sacrificali degli insorti.

  2. 2.

    Perché Goya rappresenta i volti dei condannati e non quelli dei carnefici?

    Per dare individualità — e dunque umanità — alle vittime, e ridurre i soldati francesi a una massa anonima, spersonalizzata, simbolo della macchina di repressione. È un giudizio morale che dà voce alla nazione spagnola che insorge.

D10

La tragica campagna di Russia

I dispacci di Joseph de Maistre

1812
Cosa leggiamo

Le lettere diplomatiche con cui de Maistre, ambasciatore sabaudo a San Pietroburgo, riferisce alla corte di Torino l'esito catastrofico della campagna di Russia.

Perché lo leggiamo

Sono il referto, pressoché in tempo reale, della disfatta che segna il punto di non ritorno dell'Impero: la Grande Armée — strumento principale della potenza napoleonica — è annientata dalla combinazione di freddo, fame e resistenza russa.

«Cosa può l'uomo contro le armi, la fame e il freddo messi assieme? […] Sono morti 300.000 uomini; 200.000 sono prigionieri e dispersi fino alla frontiera della Siberia.»
Estratto ampio della fonte
I francesi hanno fatto i più grandi sforzi di coraggio e di resistenza, soprattutto non si sono ribellati (cosa incredibile!); ma cosa può l'uomo contro le armi, la fame e il freddo messi assieme? Dovettero morire e consegnare le armi a migliaia. Sono morti 300.000 uomini; 200.000 sono prigionieri e dispersi fino alla frontiera della Siberia; 1000 cannoni sono in mano ai russi e formeranno un monumento piramidale a Mosca; più di 500 sono stati sepolti o gettati nei fiumi dagli stessi francesi. Quelli che hanno visto lo spettacolo da vicino non sapevano come raccontarlo. Uno scrisse: "Ho percorso duecento verste sui cadaveri". Un altro: "siamo entrati a Vilnius attraverso una sfilata di cadaveri".

Fonte: Joseph de Maistre, Dispacci da Pietroburgo1811-1813 (ambasciatore del Regno di Sardegna in Russia)

Analisi guidata
  1. 1.

    Quali fattori, secondo de Maistre, hanno annientato la Grande Armée?

    La somma di tre nemici inarrestabili: "le armi, la fame e il freddo messi assieme". L'inverno russo e l'estensione del territorio si sono rivelati avversari più potenti di qualunque esercito.

  2. 2.

    Quale immagine simbolica restituisce l'idea della catastrofe?

    I mille cannoni catturati che a Mosca formeranno un "monumento piramidale": il trofeo della disfatta. E le testimonianze raccolte ("ho percorso duecento verste sui cadaveri") rendono l'idea di una distruzione totale, che apre la strada alla sesta coalizione e al crollo dell'Impero.

Ritirata dalla Russia

«Ho percorso duecento verste sui cadaveri.» — D10