Napoleone
Letture critiche · D1–D10
sintesi storica

L'età napoleonica

Il colpo di Stato del 18 brumaio chiude la stagione del Direttorio e apre quella del Consolato. Bonaparte si presenta come pacificatore di una Repubblica logorata: il proclama del 1799 fissa i tre criteri di governo — ordine, giustizia, moderazione — destinati a tradursi in una capillare riorganizzazione amministrativa, fiscale e militare (D1).

L'Italia tra speranza e fallimento

Già la prima campagna d'Italia (1796-97) aveva acceso aspettative immense. La Repubblica cisalpina, vista da Milano, sembra a Pecchio la "risurrezione di un popolo dalla morte politica di tre secoli" (D2): un entusiasmo straordinario, ma guidato da una classe politica inesperta. A Napoli, nel 1799, l'esperienza repubblicana fallisce in pochi mesi. Vincenzo Cuoco ne dà una lettura destinata a fare scuola: una rivoluzione passiva, importata dall'estero, incapace di parlare la lingua del popolo (D3).

La costruzione dello Stato

Tra Concordato (1801) e Articoli organici (1802), Napoleone riconcilia la Francia con Roma ma assoggetta il clero allo Stato: bolle pontificie soggette ad autorizzazione, curati nominati con il "gradimento" del primo console, stipendi statali (D4). Nel 1804 il Code civil codifica il diritto borghese — proprietà, contratti, eredità — ma sulla famiglia arretra rispetto al 1789, sancendo la subordinazione della moglie al marito (D6).

L'Impero

Il senatoconsulto del 18 maggio 1804 trasforma il primo console in Imperatore dei Francesi: la giustizia è resa nel suo nome, ogni funzionario gli giura fedeltà personale (D5). In Italia, lo statuto del 1805 trasforma la Repubblica italiana in Regno d'Italia (D7); Napoleone, parlando al Consiglio di Stato, teorizza apertamente la propria filosofia: la "vera libertà" non sta nelle assemblee ma nella "buona amministrazione" (D8).

Il declino

L'occupazione di Spagna (1808) accende il primo grande fuoco nazionale contro l'Impero: la fucilazione dei madrileni del 3 maggio diventa, nelle mani di Goya, l'icona universale della violenza imperiale (D9). Quattro anni più tardi, la campagna di Russia annienta la Grande Armée: i dispacci di Joseph de Maistre da Pietroburgo registrano 300.000 morti, 200.000 prigionieri, mille cannoni perduti (D10). Da lì al ritorno dei Borbone e a Waterloo (1815) il passo è breve. Resta — al di là del crollo militare — l'eredità giuridica e amministrativa che modellerà l'Europa dell'Ottocento.